Friends

Mi svegliai di soprassalto scossa da violenti brividi. Quando dopo un lungo attimo aprii gli occhi e mi accorsi di essere nel mio letto tirai un sospiro di sollievo così forte che feci sussultare Lenticchia, la mia adorata micia, che stava dormendo con me. Lanciai uno sguardo alla sveglia, e grazie alla fievole luce lunare che entrava dalla finestra potei intravedere il numero lampeggiante sul display: 4.27.  Guardai Lenticchia che si stiracchiava sul letto e le chiesi con voce piuttosto insistente: -Ti va di fare un giretto?- Lei mi rispose con un lungo miagolio di disapprovazione, ma quando mi misi le scarpe e uscii dalla mia stanza lei mi seguì incuriosita. –Fai silenzio, mi raccomando- le sussurrai –non dobbiamo farci scoprire-

Scesi le scale e attraversai di soppiatto il soggiorno, senza fare rumore. Raggiunsi la porta d’ingresso e per aprirla iniziai a trafficare con le chiavi e la serratura, ma rinunciai molto presto, per paura di svegliare qualcuno facendo rumore. Ritornai in camera e optai per una fuga più avventurosa; chiusi la porta della stanza a chiave, per sicurezza, e poi spalancai la finestra.

Per calcolare il percorso da fare per calarmi giù dalla finestra avevo bisogno dell’aiuto esperto di Lenticchia. –Prego,scendi prima tu- la esortai, e lei con un mugolio assonnato saltò sul davanzale; il balcone sotto alla mia finestra distava al massimo due metri di altezza, ma la gatta decise di non rischiare un salto precipitoso, e si avviò sullo stretto cornicione che percorreva tutto il perimetro della casa. Quando raggiunse un balcone più facile da raggiungere prese lo slancio e saltò come solo un felino sa fare. A quel punto dovevo seguirla, o mi sarei persa i suoi movimenti.                   –Aspettami!- gridai piano nella notte, e poi calai le gambe fuori dal davanzale, e cercai di appoggiare i piedi sul cornicione, tenendomi attaccata con le mani alle finestre del piano di sopra. Quando arrivai all’altezza del balcone su cui era saltata Lenticchia avevo la fronte imperlata di sudore e le mani tremanti per lo sforzo e la paura di cadere. Lenticchia mi aveva aspettata, e appena la raggiunsi riprese la discesa.

Per arrivare a terra mancavano due piani; circa otto metri, calcolai a occhio. –Vedi quell’albero?Potremmo scendere da lì- dissi rivolta alla gatta. –Ma prima dovremmo abbassarci un alto po’; qui i rami sono troppo sottili… –  Davanti a noi infatti c’era un grosso pino spelacchiato, che alla luce della luna aveva un aspetto tetro. Lenticchia iniziò a volare. Aveva delle stupende ali bianche che alla luce lunare e contro il pelo marroncino risaltavano. –E tu quelle dove le hai trovate?

Lenticchia miagolò allegra e si girò verso di me, facendomi capire di seguirla. –Io non so volare!-. Lei aveva ormai raggiunto l’albero e miagolava insistentemente. Una vocina nella mia testa mi sussurrava di spiccare un salto, ma tutto il resto di me era convinto di dover restare attaccato al pavimento. La vocina crebbe di potenza e sonorità fino  a diventare un rombo nelle mie orecchie. Senza rendermene conto mi trovai con le gambe a penzoloni oltre la ringhiera del balcone, e con il cuore in gola cercai di impedire al mio corpo di buttarsi giù, ma un attimo dopo stavo sfrecciando a tutta velocità verso terra. In quegli istanti, che durarono una vita intera, provai un terrore che non avevo mai provato prima; fui invasa da una sensazione stranissima, come se il mio cervello fosse stato surgelato. Per qualche motivo la caduta stava durando troppo, pensai frastornata dopo circa un minuto di paura allo stato puro; aprii lentamente gli occhi, che fino a un attimo prima tenevo serrati, e guardando in basso vidi che stavo sorvolando una città illuminata. Per poco gli occhi non mi saltarono fuori dalle orbite per lo stupore a quella vista, ma quando girai la testa per cercare di capire in quale mistico modo ero riuscita a prendere il volo trovai Lenticchia, con le bianche ali spalancate, che mi trasportava tenendomi gli artigli infilzati nella schiena. Solo in quel momento sentii il dolore delle sue unghie nella mia carne, e non potei reprimere l’impulso di cercare di scrollarmele via di dosso. Pessima mossa, pensai un momento dopo, ma stavo già precipitando nel vuoto. Di nuovo.

Questa volta la caduta fu brevissima e meno spaventosa, perché atterrai nemmeno un secondo dopo su un deltaplano che stava sfrecciando nel cielo a tutta velocità. Mi attaccai ad uno dei lati e mi tenni stretta. Mi mancava il respiro per lo spavento e per la fatica che facevo a tenermi attaccata saldamente, ma pensai che, tutto sommato quello era meglio che essere trasportati da un gatto volante che ti infilza gli artigli nella schiena. A un certo punto mi chiesi chi fosse a guidare quell’affare, e con fatica mi sporsi in avanti per controllare.

Un viso grassoccio con un’espressione allegra mi scrutò divertito. L’uomo a cui apparteneva stava sulla cinquantina ed era abbastanza tarchiato; portava una parrucca rosa acceso in stile rinascimento francese, con deliziosi boccoli ai lati della testa. Indossava una giacchetta color prugna e pantaloni larghi a righe gialle e rosse, e un orologio da taschino pendeva nel vuoto, scivolato fuori da una tasca.

-Ehilà! Ti aspettavo da un po’ signorina. Che ne dici, andiamo subito sulla luna di marte o aspettiamo il vento del nord?

-Mi scusi signore, ma io non la conosco. Se posso permettermi non mi sembra una grande trovata volare di notte con questo aggeggio, per quanto lei sembri un ottimo guidatore.

-Grazie mia cara, ma non perdiamo tempo in chiacchiere, dobbiamo partire immediatamente!

-Per dove?

-te l’ho detto cara, dobbiamo raggiung… ho, no! Di nuovo quel dannato gatto!- concluse stizzito l’uomo. In effetti Lenticchia si stava avvicinando in volo, con le sue ali bianche. Appena vide l’uomo, la gatta prese a soffiare e ringhiare e gli si scagliò contro. –No! Ferma Lenticchia!- cercai di dire io, ma lei era già piombata sullo stano personaggio e i due si stavano scannando come diavoli. Il veicolo, fuori controllo, iniziò a perdere quota, ma nonostante i miei richiami l’uomo con la parrucca si accorse troppo tardi che ci eravamo pericolosamente avvicinati ai palazzi della città e per schivare l’antenna di uno di questi svoltò bruscamente a sinistra, con la gatta ancora avvinghiata alla faccia, e ci ritrovammo di fronte al Big Bang. L’ultima frase che riuscii a percepire prima dello schianto fu un’imprecazione dell’uomo, e poi la sua voce che diceva:          -Avrei dovuto immaginare che il Coniglio Bianco mi avrebbe fatto uno scherzo sugli orologi.

Mi svegliai con un grido e in un attimo mi ritrovai seduta sul letto, il pigiama inzuppato di sudore e le mani tremanti. Niente gatti, niente parrucche e nemmeno conigli bianchi appassionati di orologi. Mi sembrava molto strano il fatto di essermi svegliata da un sogno all’interno di un altro sogno, ma poi un altro pensiero mi trafisse. Ricordai con tristezza a quante volte avevo sognato di avere un gatto per amico, o meglio una gatta, Lenticchia; era sempre lei che popolava i miei sogni, sempre fedele e al mio fianco.

Mi alzai e aprii la finestra per prendere un po’ d’aria e sul davanzale trovai un piccolo gatto dal pelo marroncino, con accanto una piccola piuma bianca.

Questo testo lo ho scritto per una mia amica (la mia migliore amica 😉 )… in onore del suo gattino !!

Annunci

I like

 

Non vi ho ancora detto quello che mi piace. In effetti forse avrei dovuto farlo per farvi sapere in linee generali quello che pubblicherò sul blog. Bene, allora inizio subito con la lista “della spesa”: mi piace scrivere (forse questo era chiaro), mangiare, ballare (mi ritengo un’ottima ballerina), disegnare, lasciare la mia testa libera di pensare a qualunque cosa senza limiti, i vestiti di tutti i tipi (in particolare da donna), le scarpe, leggere(ma solo se non vengo obbligata), vedere film, suonare la chitarra (anche in questo caso solo se di mia spontanea iniziativa), i sogni, quando la gente mi dice che sono pazza, i trucchi (make up e trucchi di scena, o anche di magia… di tutto!), stare con i miei amici e infine avere un mondo solo mio. Sono una persona con le idee chiare, ma che non si fa problemi a cambiare in fretta in certi casi. Mi ritengo un genio (ok, non molto modesta :- ) )… no, scherzo! Ecco un’altra cosa: mi piacciono gli scherzi, divertirmi e cantare.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Vi ho straziato abbastanza?!?

Beh, adesso che mi conoscete un po’ di più ditemi qualcosa di voi, o magari se siete interessati a qualcosa che credete io possa “approvare”fatemelo sapere e ne parlerò sul blog in un articolo.

Ciaooo! 🙂

Il mistero della famiglia Shade

Ciao a tutti! Il testo riportato qui sotto è un estratto di una storia da me scritta su richiesta di alcuni miei amici: loro mi hanno dato il titolo e io ho tirato su una storia… se vi piace potrei pubblicare anche il resto quando lo finisco del tutto. Bene, ecco il testo:

Era una nebbiosa sera di novembre e io passavo casualmente davanti a Villa Shade. C’era un silenzio inquietante rotto ogni tanto dal gracchiare di un corvo che se ne stava appollaiato sul cancello della Villa. Mentre lo superavo un grosso gatto nero mi tagliò la strada; io non sono superstiziosa, ma data l’atmosfera non riuscii a reprimere un brivido che mi salì su per la schiena. Continuai a camminare, aumentando quasi istintivamente l’andatura, ma appena prima che girassi l’angolo per allontanarmi da quel posto inquietante accadde un’altra cosa che mi fece congelare il sangue: un urlo straziante proveniente dall’interno della Villa mi perforò i timpani. Era certamente un urlo umano, forse di una donna, pensai, senza avere il coraggio di muovere un solo muscolo. Poi vidi qualcosa: da una delle finestre del piano terra emanava un fioco bagliore, come se in quella stanza qualcuno avesse acceso una candela. Dopo almeno due minuti in cui rimasi semplicemente immobile a fissarla decisi di avvicinarmi per dare un’occhiata. Feci qualche cauto passo in modo da trovarmi di fronte alla finestra e da lì osservai con attenzione l’interno: era una stanza arredata con vecchi mobili di legno scuro adornati da rifiniture che avevano tutta l’aria di essere d’oro, e una tappezzeria ammuffita ricopriva i muri. Da un lato c’era una vetrina che conteneva strani koggetti biancastri che non riuscivo a distinguere da quella distanza e nel centro c’era una grossa scrivania con una macchina da scrivere impolverata sopra. Sparse per la stanza erano accese tante piccole candele nere.  Lì per lì pensai che fosse deserta, ma ad un tratto il mio sguardo si posò sul pavimento, dove vidi appallottolato in un groviglio di vestiti, il cadavere sgozzato di una donna.

 

avete letto solo 2 miei piccoli testi ed erano entrambi horror, ma non è il mio unico genere… anzi!

fatemi sapere se vi è piaciuto. Ciao!

Voglio fare la scrittrice!

Scrivere storie mi piace un sacco, quindi ho deciso che pubblicherò qualche testo, e se vi piacciono continuerò a pubblicarle. Inizierò da una brevissima storia Horror (su questo genere non sono ancora tanto brava ma sto facendo pratica). Fatemi sapere se vi è piaciuta, e ora buona lettura   😮  🙂

“Nate aveva finito di cenare da pochi minuti quando sentì un pesante tonfo che proveniva dall’ingresso. Si avvicinò alla porta e guardò fuori dallo spioncino. All’inizio non notò nulla, ma poi si accorse di un grosso sacco di iuta che stava proprio sullo zerbino e aprì la porta per vedere cos’era. Il sacco era legato da un grosso spago e sopra c’era una macchia rosso marroncina. Nate senza perdere tempo decise di portare il sacco in portineria e lasciarlo lì. Di certo non era suo, pensò. Per qualche motivo lo trovava inquietante, e quando lo sollevò per trascinarlo dentro l’ascensore lo sentì molto pesante. Raggiunta la portineria, non vedendo il portinaio Nate lasciò il sacco davanti alla porta e tornò in casa. Neanche cinque minuti dopo qualcuno suonò al campanello. Nate, sempre più turbato, andò a vedere chi era, ma non trovò nessuno. C’era solo lo stesso sacco di prima, questa volta accompagnato da un messaggio con su scritta una sola inquietante frase: APRILO, SE NON VUOI SCOPRIRE A TUE SPESE COME HO FATTO A RIDURLA COSì.

Nate trascinò il sacchetto in casa, le mani tremanti e il battito cardiaco a mille, e iniziò a slegare lo spago. Non riusciva a distogliere lo sguardo dalla macchia rosso marroncina. Quando finalmente il nodo si sciolse il ragazzo era coperto di sudore, ma aveva gli occhi spalancati. Il sacco si aprì e dentro ci trovò il corpo deturpato e sanguinante di sua madre.”

Che cosa ve ne pare? l’horror non è il mio forte, ma questa mi sembra abbastanza inquietante… fatemi sapere se vi è piaciuta e se vi va ne pubblicherò altre… Ciaoo!

Ecco a voi un grande classico: voglio un cucciolo! Potrà risultare una cosa da bambini piccoli, ma in realtà chi di noi non desidererebbe un bel cagnolino, o un gatto? Il problema è che non tutti i genitori sono d’accordo sul fatto di averne uno… è proprio questo l’argomento di cui tratteremo in questo post. Ecco qualche trucco per convincere i vostri genitori ad adottare un cucciolo:gatto1 

  1. dovete avere le idee chiare: cane, gatto o canarino, l’animale che scegliete deve essere quello. Non mostratevi inclini a cambiare idea su niente.
  2. dovete mostrare ai vostri genitori i lati positivi di avere un animale. Oltre a promettere che ve ne occuperete voi con la massima cura e senza stancarvi potete usare qualche trucchetto; ecco degli esempi che potete utilizzare (ma potrete trovarne anche altri sul web), magari stampandoli per essere più credibili (per vedere le seguenti pagine digitate il link scritto sotto le foto in rosso): 
    img_vantaggi_di_avere_un_animale_domestico_1766_600
    vantaggi di avere un animale domestico:  https://www.animalpedia.it/vantaggi-di-avere-un-animale-domestico-1766.html

    img_i_numerosi_vantaggi_di_avere_un_gatto_1573_600
    vantaggi di avere un gatto:       https://www.animalpedia.it/i-numerosi-vantaggi-di-avere-un-gatto-1573.html

Ovviamente questi sono esempi, e potete trovare qualcQuesto servirà per addolcirli un po’, ma ora andiamo avanti:

  1. Se la tecnica di “addolcimento”non ha funzionato, o comunque volete tentare con qualcosa di più strong ecco un’altra possibile mossa: assillate i vostri genitori! Spargete per la casa bigliettini o disegni che rappresentino l’animale, alle feste regalategli statuette con l’animale,oppure infilate nei loro PC foto degli animali… in pratica dovete ricordargli in ogni istante (a casa, al lavoro o fuori) che voi VOLETE ADOTTARE UN ANIMALE. Di solito, se usata a lungo e sulle persone giuste, questa tecnica sortisce un ottimo effetto.
  2. Questo è l’ultimo metodo che vi propongo, ma è da usare solo in situazioni estreme e con molta cautela, o rischierete di far arrabbiare i vostri genitori e rovinare tutto. L’ho chiamata “broncio” o “isolamento famigliare”, e in pratica consiste nell’essere per tutto il tempo della procedura freddi e distaccati dai vostri genitori: niente confidenze, niente abbracci, niente di niente… ATTENZIONE però! Dovete valutare con cura se i vostri genitori sono pronti a ricevere questo trattamento senza esplodere e mandare tutti i vostri piani all’aria. In caso contrario evitatelo… e io non me ne prendo la responsabilità!

 

con questo ho finito la mia “guida”. Spero di esservi stata d’aiuto!

ciao:-)

Primo articolo del mio blog!

sogniCiao! Questo, come avrete notato è il primo articolo del mio blog. Non sono molto esperta in questo campo (a dire il vero è la prima volta che apro un vero blog), ma ho deciso di tentare. Su questi post io scriverò e racconterò un po’ di tutto. Idee, esperimenti, notizie interessanti, testi, citazioni, sogni e magari qualche consiglio. Non ho intenzione di annoiare nessuno:-)

Spero di pubblicare articoli interessanti, anche se sono alle prime armi…

ciao e buona lettura!